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11 dicembre 2019

Terapia Fotodinamica cos’è e come funziona?

Terapia Fotodinamica

La terapia fotodinamica o PDT è una tecnica impiegata con successo nel trattamento delle affezioni e dei disturbi cutanei di diversa origine e natura.

La sua storia inizia verso il 1913 quando il medico tedesco Friedrich Meyer–Betz, fece le sue prime sperimentazioni.

Dobbiamo però aspettare fino agli anni ottanta del secolo scorso per vederne la piena maturazione come tecnologia medica con le sue varie applicazioni anche in campo estetico.

Come funziona la terapia fotodinamica?

Come spiegato in un nostro precedente articolo, la Terapia Fotodinamica si basa sulla scoperta che “applicando una particolare sostanza fotosensibilizzante sulla cute, essa sia in grado di penetrare nelle cellule malate o degenerate in modo selettivo e che grazie all’illuminazione con un’apposita luce, le cellule che abbiano “assorbito” la sostanza vengano eliminate per reazione fotochimica”.

La sostanza applicata viene poi eliminata nel normale metabolismo.

Quali sostanze vengono usate?

Dipende dal trattamento.

In caso di disturbi patologici neoplastici si useranno determinate sostanze, mentre se ci si sottopone alla PDT per motivi estetici saranno usate sostanze differenti.

Cambia anche la modalità di trattamento a seconda del disturbo di cui si soffre.

Prendiamo ad esempio il caso in cui si debba intervenire con la PDT per curare una neoplasia.

In questo caso la sostanza fotosensibilizzante, come l’ematoporfirina e i suoi derivati o l’acido 5-aminolevulinico (5-ALA), sarà somministrata via endovena, e sarà trattenuta solo dalle cellule malate.

E che dire di chi sottopone alla terapia fotodinamica per motivi estetici?

In questi casi le sostanze fotosensibilizzanti, non vengono somministrata via endovena, ma stese direttamente sulla parte che si vuole trattare.

Devono poi rimanere a contatto della pelle per un periodo relativamente consistente, dalle 2 alle 3 ore, per permettere alla sostanza fotosensibilizzante di penetrare in profondità nel tessuto cutaneo.

Quali sostanze vengono usate?

In caso di fotoepilazione, si può usare l’acido 5-aminolevulinico, vi sono poi diverse altre sostanze che avendo come caratteristica principale il reagire ad una determinata lunghezza della luce, ben si prestano a questo scopo.

Il meccanismo

A questo punto, quando la sostanza fotosensibile è stata assorbita dalla pelle, la si irradia con una luce ad una specifica lunghezza d’onda, in questo modo la si attiva distruggendo le cellule anomale.

Il risultato è quindi raggiunto agendo in maniera specifica sulla parte che si vuol trattare senza nessun danno al tessuto limitrofo.

Per questo motivo la terapia fotodinamica trova largo impiego in campo estetico.

Vi ricordiamo che con questo articolo, noi di Carfea Italia, abbiamo cercato di fare maggior chiarezza su questo argomento, ricordandovi comunque che le informazioni riportate non sono consigli medici.

I contenuti hanno il solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere di un medico.

Se però desiderate altre informazioni il nostro staff di professionisti è a vostra completa disposizione per ogni eventuale chiarimento.

Lo staff di Carfea Italia

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