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EPICONDILITE – EPITROCLEITE

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DEFINIZIONE

Epicondilite 1Epicondilite: processo infiammatorio del tendine d’origine dei muscoli estensori della mano, nota come “gomito del tennista” (il 50% dei tennisti professionisti sviluppa questa lesione); è comune anche ad altre professioni che richiedono intensi sforzi compiuti con le estremità superiori (ex.: muratori e manovali). Rende dolorosi o, nei casi gravi, impossibili, alcuni movimenti semplici come ruotare la maniglia della porta oppure versare da bere. L’epicondilo è un distretto anatomico che di trova all’altezza dell’articolazione del gomito, individuabile portando il braccio a 90°, piegando il gomito e ruotando la mano con il palmo verso il basso; l’area sopra il gomito è quella colpita dall’epicondilite. Il muscolo interessato viene sollecitato per qualsiasi movimento di polso e mano, anche il più semplice e ripetitivo, come scrivere, digitare su una tastiera, girare una chiave, guidare.

Epicondilite 2

 

Epitrocleite: processo infiammatorio dei muscoli che si inseriscono sull’epitroclea, distretto anatomico che di trova all’altezza dell’articolazione del gomito, individuabile flettendo quest’ultimo a 90° e ruotando la mano con il palmo verso l’alto; l’area sotto il gomito è quella colpita dall’epitrocleite; tale patologia è spesso chiamata “gomito del golfista”, in quanto il golf è uno di quegli sport che spesso genera infiammazioni all’epitroclea. Colpisce peraltro anche persone che non hanno nulla a che vedere con lo sport (ex: muratori e manovali), o chiunque esegua ripetutamente dei movimenti di flessione del braccio e rotazione del polso. Si caratterizza per un dolore localizzato all’epitroclea, che rende da dolorosi ad impossibili alcuni movimenti semplici, come ruotare la maniglia della porta, stringere la mano, o utilizzare alcuni strumenti.

 

 

In entrambe le condizioni precedenti, accanto alla sollecitazione meccanica esiste certamente una predisposizione locale e individuale a sviluppare la malattia. La fascia di età più colpita è quella dai 30 ai 50 anni; sono entrambe più comuni nel sesso maschile ed interessano prevalentemente l’arto dominante. Spesso non viene identificata l’attività “scatenante”: il dolore inizialmente è trascurato ed in seguito trattato in modo inefficace, con diverse terapie, senza mantenere l’arto interessato a riposo. La permanenza delle sollecitazioni sui tendini, rende vano qualunque programma terapeutico.

TIPOLOGIE

La causa prevalente è da ricercare in uno scorretto uso dell’articolazione che, messa in sovraccarico, tende ad infiammarsi nella componente tendinea epicondilare o epitrocleare. Non va assolutamente sottovalutata la compresenza di patologie  a carico del rachide cervicale (C5 – C6 – C7); se coesiste cervicalgia infatti, si deve fare molta attenzione nel trattamento, per evitare il fallimento per incompletezza delle terapie.

Epicondilite 3Spesso esiste una correlazione tra epicondilite ed uso del mouse; i piccoli movimenti e, soprattutto, l’attività di cliccare, porta ad uno stress dei muscoli estensori (in una giornata lavorativa si arriva anche a mille click, determinando quindi mille movimenti ripetitivi, sempre identici). Un corretto uso del mouse risulta fondamentale per la prevenzione, ma soprattutto per allontanare una delle possibili cause che possono rallentare la guarigione.

SINTOMI, DIAGNOSI, TERAPIA

Il sintomo prevalente, in entrambe le patologie, è il dolore, presente anche in condizioni di riposo:  sul lato esterno del gomito e, eventualmente, sul lato esterno dellavambraccio, nell’epicondilite, sul lato interno del gomito e, a volte, sul lato interno dell’avambraccio, nell’epitrocleite. Mani e polsi possono essere deboli, con intorpidimento e formicolio ad anulare e mignolo (epitrocleite) od alle prime tre dita (epicondilite).

La diagnosi è tipicamente clinica:

→ il dolore specifico alla palpazione dell’epicondilo è il segno che caratterizza l’epicondilite. Sul gomito piegato a 90°, si palpano il tendine comune, l’interlinea omero-radiale, il bordo esterno della testa radiale e la zona in cui emerge il nervo radiale: quasi sempre si apprezzano un paio di cordoni muscolari dolenti (muscolo corto supinatore e muscoli radiali). Altro segno comune è il dolore provocato nei muscoli epicondilari, quando si chiede una estensione contrastata del polso a dita flesse e l’estensione contrastata delle dita (specie del medio).

→ il dolore specifico alla palpazione dell’epitroclea, invece, caratterizza l’epitrocleite. Sul gomito piegato a 90°, si palpa l’interlinea omero-ulnare, il bordo mediale dell’epifisi distale dell’omero e la zona da cui emerge il nervo ulnare: quasi sempre si apprezzano un paio di cordoni dolorosi (flessore radiale del carpo e muscoli ulnari). Altro segno quasi certo è il dolore provocato nei muscoli epitrocleari, quando si chiede una flessione contrastata del polso a dita flesse e l’estensione contrastata delle dita, soprattutto anulare e mignolo. Gli esami strumentali come Rx, TAC, RMN, possono essere utili per confermare la diagnosi ed escludere altre affezioni

Queste patologie sono assai ostiche e la terapia non è facile; da tener presente che, se non si elimina la causa microtraumatica scatenante, tutti i trattamenti daranno effetti solo transitori. E’ inoltre necessario mantenere l’articolazione a riposo (possibile ridurre la mobilità con un bendaggio che limiti prono-supinazione dell’avambraccio e flesso-estensione della mano, nell’epicondilite, o l’uso di un piccolo tutore, posto subito sotto la zona dolente, nell’epitrocleite). Come secondo rimedio, è consigliata la crioterapia (borsa del ghiaccio sulla zona dolente per almeno 15 minuti, 3 volte al giorno).  Il trattamento con antinfiammatori orali non basta, e non ne è consigliato l’uso oltre i 5 giorni.    Si può ricorrere anche alle infiltrazioni locali con corticosteroidi. Utile il trattamento fisioterapico, in primo luogo con la magnetoterapia, che riduce rapidamente il dolore e produce  un complesso si effetti che, agendo all’unisono, accelerano il processo di riabilitazione (vedi sotto); a completamento, si possono aggiungere ultrasuoni, ionoforesi, terapia con onde d’urto, laserterapia, tecarterapia, mesoterapia. Nel 5-10 % dei casi in cui le terapie conservative non risultano efficaci, si ricorre all’intervento chirurgico, eseguito per via percutanea, artroscopica o incisionale. Da tenere presente che, nell’epitrocleite, dato il frequente interessamento del nervo ulnare, spesso si deve associare la decompressione o trasposizione del nervo, per liberarlo da possibili compressioni esterne.

IMPORTANZA DELLE TERAPIE FISICHE

EFFETTI DELLA T.E.N.S. (Stimolazione Elettrica NervosaTranscutanea)

Con l’utilizzo della T.E.N.S. nel trattamento di epicondilite ed epitrocleite, si ottiene netta riduzione del dolore (azione locale diretta sulle fibre dolorifiche e stimolazione della produzione endogena di endorfine e catecolamine). Con applicazioni ripetute, si migliora la microcircolazione  a livello dei tessuti  infiammati (muscoli e tendini del gomito), rendendo più funzionali le cellule sofferenti. Nello stesso tempo, si riduce la contrattura muscolare, che tende a mantenere in trazione e, quindi, infiammato, il capo tendineo interessato.

EFFETTI DELLA IONOFORESI

Utile anche la Ionoforesi, che permette di veicolare un farmaco (antidolorifico o miorilassante, purchè dotato di polarità) attraverso la pelle, nella zona interessata dal processo infiammatorio doloroso, sfruttando una stimolazione elettrica.

Nella Ionoforesi, è il farmaco ad avere effetto curativo, non la stimolazione.

In caso di epicondilite od epitrocleite, l’azione prevalente sarà rivolta a ridurre l’infiammazione dei tendini coinvolti, a livello del gomito, con sollievo dal dolore.

EFFETTI DELLA MAGNETOTERAPIA

La magnetoterapia non è la terapia di eccellenza usata nel trattamento di epicondiliti ed epitrocleiti; ciò nonostante, può essere di grande aiuto nella strategia terapeutica globale e per questo viene spesso raccomandata,  in quanto porta ad una rapida scomparsa della sintomatologia dolorosa e, con applicazioni ripetute nel tempo, favorisce la riattivazione del microcircolo locale (apporto di ossigeno, necessario per la corretta funzione cellulare, ed eliminazione rapida delle sostanze ad azione pro-infiammatoria, prodotte dalle cellule tissutali sofferenti). Si risolve in tal modo l’infiammazione, con conseguente miglioramento della funzionalità articolare, tanto più significativo quanto più viene associata un’adeguata riabilitazione posturale. Tutti gli effetti della magnetoterapia, sono ancor più evidenti se si utilizza contemporaneamente la  T.E.N.S. per decontrarre la muscolatura.

EFFETTI DELLA TERAPIA CON ULTRASUONI

L’effetto analgesico degli ultrasuoni, è dovuto all’azione del calore.

Tale metodica inoltre,  migliora la funzionalità  cellulare , agevola la riparazione dei danni ed accelera la risoluzione dei processi infiammatori.

Determina rilassamento dei muscoli contratti (sempre per effetto termico, oltre che  per l’azione di micro- massaggio tissutale),  con conseguente riduzione delle sollecitazione sui capi tendinei corrispondenti.

Va peraltro ricordato che gli ultrasuoni non sono utilizzabili nelle forme infiammatorie acute, in presenza di ematomi, oppure in caso di osteoporosi.

 

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